Thursday, 18 August 2016

18 agosto: la discesa agli inferi

Stamattina andiamo a visitate le miniere del Cerro Rico, la montagna dell'argento che ha reso Potosì uno dei principali poli minerari all'epoca della dominazione spagnola, con una popolazione di 160.000 abitanti, più di quanti non ne avessero ai tempi persino Londra e Parigi. Per fornire l'argento alla Spagna, i conquistadores ridussero in schiavitù intere generazioni di indios e deportarono altra manodopera dall'Africa. Otto milioni di persone morirono in queste miniere a causa del crollo di gallerie o esplosioni di gas. 
Solo Silvia, Cristina ed io decidiamo di scendere all'interno della miniera: facciamo quindi una tappa per recuperate tutto l'occorrente (tuta, elmetto, lampada frontale e stivali di gomma). 




Da uno dei negozietti per strada compriamo anche alcune offerte da portare ai minatori: dinamite, micce, foglie di coca, gallette, bevande. 

Anche se oggi il minerale sì è quasi esaurito, sul Cerro Rico sono anvora attive parecchie cooperative di minatori, ciascuna con il suo ingresso alla miniera. Le donne vedove di minatori associati alla cooperativa, lavorano fuori dall'ingresso alla miniera selezionando a mano le pietre più piccole che contengono vene residue di zinco, argento e stagno. I ragazzi (giovanissimi) arrivano in gruppetti e masticando foglie di coca si preparano ad iniziare la loro giornata di lavoro. 
Lasciamo il resto del gruppo e insieme a Marlene ci addentriamo nei cunicoli bui e stretti.


A pochi metri dall'ingresso incontriamo la sagoma di Supayo o Tio (come lo chiamano familiarmente i minatori), rappresentazione del diavolo al quale i minatori si rivolgono con offerte di ogni genere (foglie di coca, sigatette, alcol, cibo) di buon auspicio per uscire vivi dalla montagna.
Continuiamo per le strette ed umide gallerie incrociando operai diretti ai loro posto di lavoro. Raggiungiamo Adrian nella sua postazione dove la temperatura si alza e l'aria è davvero irrespirabile.
Lavora qui da quando aveva 12 anni ed è ormai diventato a 21 anni un minatore esperto: ci spiega che sta praticando con un picchetto il foro nella roccia dove collocare la dinamite da far esplodere nel pomeriggio. Terminato il suo lavoro nella miniera andrà a studiare perchè vuole lavorare nel settore del turismo.
Torniamo con un groppo in gola all'esterno, certe che questa esperienza non la dimenticheremo per molto tempo.
Nel pomeriggio ci trasferiamo con un pullmino a Sucre, capitale della Bolivia. 
Il nostro hotel è un piccolo gioiello nel centro della città quindi nonostante la stanchezza usciamo la sera per un primo assaggio dell'atmosfera che si respira in questa vivace cittadina coloniale.
Il Wi-Fi mi porta la più triste delle notizie. Sucre: conserverò un ricordo indelebile di questo posto, di questa terrazza e di una grande persona. Ciao Davide. 


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